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La reazione si tinge di rosa - ReActionCity Woman

December 15, 2014

Per ora, al civico 53 di via Possidonea, dove in un’atmosfera di grande entusiasmo da qualche giorno si è aperto il cantiere di “ReActionCity Women”, c’è un vuoto a vincere. Sì, avete letto bene. “Vuoto a vincere”. E non il classico “a perdere”, purtroppo metaforicamente spesso utilizzabile per la realtà reggina e calabrese. Invece, tecnicamente, il suo contrario, l’espressione “vuoto a rendere”, che indica il recipiente che deve essere restituito o che viene rimborsato, nel bel progetto “ReActionCity Women” c’entra. L’elemento della restituzione diventa centrale. La restituzione di un bene, oggi sequestrato, che ieri era lontano da elementi come libertà, giustizia, solidarietà, socialità, creatività e progresso. E che domani, quando fra alcune settimane verrà aperta la sartoria curata dalle donne in difficoltà della coop “SoleInsieme”, invece, si caratterizzerà per questi medesimi elementi. Ma perché questi locali sono vuoti? Prima c’era un’attività commerciale legata ad ambiti criminali, all’interno della quale, fra l’altro, erano stati compiuti abusi edilizi. Tutto ciò, già di per sé, rappresentava un vuoto. Valoriale. Adesso c’è il vuoto perché tutto ciò che c’era prima, abusi compresi, sono stati rimossi, in vista dei lavori di realizzazione della sartoria, iniziati grazie all’opera di alcuni detenuti del carcere di Arghillà e del protagonismo dei soggetti coinvolti nel coraggioso, innovativo ed ambizioso progetto, cioè la consigliera di parità della Provincia Daniela De Blasio e la professoressa Consuelo Nava, che coordinano l’intero progetto, i giovani di Pensando meridiano, che avranno cura del “Cantiere evento” (incontri, convegni, mostre e performances che coinvolgeranno la cittadinanza) e delle attività di “Recycle” (riciclo di materiali ed oggetti in ottica architettonica ed urbana, creativa ed ambientale), il Tribunale, che ha dato l’opportunità del bene sequestrato, la Casa circondariale, che ha offerto ai detenuti la possibilità di dare un proprio contributo di cambiamento che tocca anche la loro sfera personale, “SoleInsieme”, la Provincia, il Comune, l’Agape, Confindustria e Confcommercio, che stanno supportando a 360 gradi il progetto. Un vuoto fatto di pavimenti, muri e soffitti rimasti spogli e rustici perché segnati dalle opere di rimozione, così come di alcuni oggetti che verranno riciclati nei nuovi ambienti. Ma attenuato da sacchi di cemento, pile di mattoni, montagnole di sabbia, impalcature, impastatrice e attrezzi che verranno utilizzati dagli “speciali” operai dall’elmetto protettivo giallo, così come da qualche piccolissimo, ma già significativo, intervento sulla struttura. Poco importa che la polvere stia trionfando. Presto, prestissimo, trionferà altro, come si può leggere sul banner affisso fuori dal cantiere, a testimoniare l’ambizioso obiettivo e tutti i soggetti che si sono uniti e che si stanno impegnando per realizzarlo. Non può esser altrimenti considerando ciò che si sta facendo: all’interno di un bene sequestrato alla ndrangheta ed in una realtà come Reggio asfissiata dalla stessa, si realizzerà un’attività imprenditoriale curata da donne in difficoltà sostenute da detenuti che stanno lavorando gratuitamente per risarcire il danno fatto alla società dal reato e riscattandosi umanamente e socialmente e da una rete che vede insieme i giovani di Pensando meridiano, istituzioni, associazioni e cittadinanza. Trionferà non solo il coraggio e la dignità delle donne di “SoleInsieme”. Ma anche un nuovo approccio collettivo e partecipativo verso i beni tolti alla criminalità organizzata, l’esempio per dimostrare che si può provare ad intraprendere economicamente anche a Reggio, i giovani come quelli di Pensando meridiano che si mettono in gioco civicamente e professionalmente per migliorare sé stessi e la propria terra, la possibilità di recupero di chi ha commesso un reato, una rinnovata voglia di sinergia fra società civile ed istituzioni, la socialità che coinvolgerà la cittadinanza. Insomma, in via Possidonea 53, per ora c’è il vuoto, anche se presto si riempirà di tante cose belle. Dunque, questo momentaneo vuoto, non può che essere considerato che…”a rendere”. Perché renderà la Reggio migliore di prima, sin dalle prime realizzazioni che saranno salutate dal “cantiere evento”. E, ancor di più, quando le donne inizieranno a lavorare nel laboratorio, che, nel suo retro, sarà uno spazio sociale punto di riferimento per la comunità. Quindi un vuoto…”a vincere”.

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